Elena è una persona normale. Se la incontri per strada non ti giri a guardarla, non ha bisogno di esporsi, dire cose o riempire pulpiti.
Lei è.
È un esempio del come il “qui e ora” possa rendere ricca una vita.
È il significato delle parole semplicità, concretezza, determinazione, intelligenza.
È una mente mai ferma, curiosa, ricercatrice.
Ha un grande senso pratico, è scrupolosa e precisa, talmente precisa che se le chiedi di mettere una presa di sale nell’acqua per la pasta ti chiede a quanti cucchiaini o grammi corrisponde una presa.
È una donna che seduce con il cervello non con un rossetto.
È la moglie di Luca.
E questo è Luca, il marito di Elena
Dio li fa e poi li accoppia.
Sì, sono una coppia Luca ed Elena. Una coppia, un insieme unitario.
Si sono sposati in chiesa. Luca non è mai stato credente, troppo intelligente, troppo curioso di andare oltre, troppo scienziato per fermarsi su dei dogmi, troppo, troppo oltre. Elena crede, avere fede bilancia la sua parte razionale, la addolcisce, dà risposte che la mente non osa.
E se lo sono promessi quel 28 maggio del 2000, secondo la formula romana, …e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.
Elena e Luca si amano di un amore concreto, non ostentato; un amore condiviso, parlato, vissuto nella quotidianità.
Nel loro percorso insieme c’è anche la malattia di Luca, quel maledetto tumore.
Elena si prende cura di Luca con costanza, pazienza e dedizione. Stargli affianco è la sua priorità. E studia. Raccoglie e analizza qualsiasi informazione, ricerca, studio. Vaglia ogni possibilità. Deve sapere, vuole sapere, è questione di vita o di morte e non solo quella di Luca, anche la sua. Legge il forum on line dell’associazione Aimac, uno spazio in cui attraverso la scrittura i malati o loro familiari raccontano del tumore che hanno in casa, si confrontano e cercano di trovare reciproco supporto. La sua testa le chiede di informarsi e il suo cuore le suggerisce di sperare l’insperato.
Tutti i sensi le parlano, anche l’olfatto. Prendersi cura di un malato terminale con un cancro al colon in metastasi vuol dire respirare odore di vomito acido e putrescente, odore di morte.
E lei sta, con quello che c’è, facendo quello che serve.
Segue i consigli dei medici e degli operatori che l’aiutano nell’assistenza.
E parla con Luca, si raccontano.
Luca è preoccupato che quando lui non ci sarà più non le manchi niente, che non abbia problemi economici.
E la libera. La libera da quel patto che con la morte non ha più senso di esistere… “fin che morte non ci separi”. E le sue parole sono liberanti: «Tutto passa Elena, passerà anche questa. Tu hai tanto da dare, dallo! Rifatti una vita, goditi ogni giorno, hai tutto per farlo, puoi realizzare quello che vuoi. Trovati qualcuno con cui stare, sei ancora giovane… e vivi anche per me».
Sono passati degli anni, Elena è serena, vive la vita una passo alla volta, giorno per giorno, cogliendo ad ogni istante le opportunità che le vengono offerte, come ha sempre fatto.
E’ attenta alle sue risorse finanziarie – alla preoccupazione di Luca – non sperpera, vive accortamente ma non si fa mancare niente di quello che può essere vivificante e forse vitale: incontri, corsi di crescita personale, libri, persone belle, lavoro all’aria aperta.
Ha conosciuto il buio, lo ha accolto e attraversato.
Elena é.
